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Home / Startup  / 2017: Boom di startup innovative e il 95% supera i 3 anni di attività

Alla fine del 2016 le startup innovative in Italia erano 6.745 (in crescita del 31% rispetto allo stesso periodo del 2015 e del 112% su due anni fa) ma potrebbero essere quasi il doppio visto che il ministero dello sviluppo economico ha scoperto che ne esistono altre 5 mila «potenziali». Per non parlare delle Pmi innovative che potrebbero diventare ben 23.500 (al 13 febbraio erano 434, in crescita del 113% rispetto a giugno 2016) se solo tutte venissero a sapere dell’esistenza di una normativa speciale e decidessero quindi di iscriversi ai Registri delle imprese a loro dedicati. Tanto più alla luce degli interessanti incentivi posti in essere dal Piano nazionale Industria 4.0.

I risultati della relazione annuale che il Mise cura sullo stato di attuazione e sull’impatto delle policy per startup e Pmi innovative mostrano alcuni segnali senz’altro positivi, come il raddoppio del numero di giovani imprese innovative rispetto al 2014 e un 45% di dipendenti in più rispetto al 2015 (oggi nelle startup lavorano quasi 35 mila persone, tra oltre 25 mila soci e 9 mila dipendenti).  Le startup innovative, inoltre, resistono e sono dure a morire, visto che a dispetto del tasso di innovatività/rischio riescono a sopravvivere oltre i tre anni nel 95% dei casi.
I dati di bilancio disponibili per il 60% delle imprese iscritte nei registri mostrano che la loro produzione complessiva nel 2016 è stata di 584 milioni di euro con un valore medio di 144 mila euro (sono più di 300 le startup che fatturano oltre 500 mila euro). Quelli che stentano a decollare sono invece gli investimenti dei venture capital sulle startup innovative che nel 2016 hanno di poco superato i 200 milioni di euro (fonte Osservatorio PoliMi). Le novità che hanno interessato la normativa di settore nell’ultimo anno però sono state tante: dalla possibilità di costituire una startup innovativa senza notaio fino al rafforzamento degli incentivi agli investimenti previsto nell’ultima legge di bilancio. Insomma, essere startup o Pmi «innovativa» conviene, e le giovani imprese italiane stanno cominciando a capirtlo.

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