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Home / Innovazione  / La finanza alternativa in Italia: i casi di successo e le prospettive future

Il 2016 ha segnato un anno di grande successo per la finanza alternativa: in Europa il settore ha superato i 6 miliardi di Euro di volume complessivo, che è quasi raddoppiato in un anno. L’Italia è ancora una quota piccola ma segna la crescita maggiore del continente

Sono il grande spauracchio della finanza tradizionale, dominata dal canale bancario: le piattaforme di finanza alternativa hanno ancora numeri relativamente piccoli ma continuano una crescita anno su anno con un ritmo impressionante. In tutta Europa (considerandola come espressione geografica a 32 Paesi) il mercato di crowdfunding (equity e reward) e prestito peer-to-peer (tra privati o tra imprese) è cresciuto in un anno, tra il 2014 e il 2015, del 92%, raggiungendo la quota di 5,4 miliardi di euro di volume scambiato. Il grosso delle piattaforme nel Vecchio Continente si trova nel Regno Unito, ma anche il resto d’Europa si muove. Nello stesso periodo la crescita è stata del 72%, da 594 milioni a 1,019 miliardi di euro. Francia, Germania, Olanda, Finlandia e Spagna guidano la classifica, che vede i piccoli Paesi scandinavi messi assieme arrivare a oltre cento milioni di raccolta. A dirlo è il paper “Sustaining Momentum”, firmato dal Cambridge Centre for Alternative Finance (dell’Università di Cambridge) in partnership con Kpmg e il supporto di Cme Ventures.

E l’Italia? È indietro, di parecchio ma è il Paese che segna gli incrementi maggiori: +287% in un solo anno e +580% rispetto a due anni prima. La crescita è stata trainata dalla nascita di nuove piattaforme, la maggior parte delle quali si è sviluppata nel 2015, e dal settore “peer-to-peer consumer lending”. Ma a stimolare l’incremento a tre cifre è stato anche il settore dell’invoice trading, il sistema che permette alle Pmi di mettere all’asta le fatture per convertirle rapidamente in contante. Il segmento invoice trading ha inciso per il 12% del totale delle transazioni in Italia, grazie all’unica piattaforma operante, Workinvoice, che, a luglio 2016, ha quadruplicato i volumi del 2015, con 15 milioni di euro di operazioni.

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