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Negli ultimi anni, innovazione sociale è diventata una buzz-word: tutti ne parlano, tutti la citano come soluzione alla crisi dei servizi pubblici. In realtà l’innovazione sociale, al pari di quella tecnologica – e per alcuni anche di più – può trainare il rilancio imprenditoriale di un Paese come l’Italia. Ecco anche perché la legge 221/2012 ha disciplinato le SIAVS – Startup Innovative a Vocazione Sociale

Negli ultimi anni, innovazione sociale è diventata una buzz-word: tutti ne parlano, tutti la citano come soluzione alla crisi dei servizi pubblici. Il ragionamento è pressappoco questo: in una situazione di risorse decrescenti e social issue sempre più complesse o si trovano forme nuove di risolvere i problemi o si fallisce. In alcuni casi, chi sostiene questa argomentazione usa il termine “nuovo” come sinonimo di “meno costoso”: purtroppo, il risparmio non sempre va di pari passo il rispetto e la valorizzazione delle persone. Lasciando perdere ogni altra definizione, innovazione sociale significa sostanzialmente trovare una soluzione nuova che sia sociale tanto nei fini (migliorare la vita delle persone) quanto nei mezzi (ascoltare e coinvolgere le persone nella definizione della soluzione).

Ma come l’innovazione sociale può coniugarsi con le istanze di uno sviluppo tecnologico e industriale? Ecco di seguito alcune considerazioni che ritroviamo nei documenti programmatici degli enti pubblici, che nelle loro programmazioni 2014-2020 sembrano segnare ampio spazio al sostegno dell’innovazione sociale.

  • La ricerca e l’innovazione sono sempre più collaborative e multidisciplinari. I finanziamenti pubblici, soprattutto di provenienza comunitaria, incentivano la creazione di gruppi con differenti afferenze disciplinari. Ciò perché i bisogni sociali e tecnologici si mescolano proponendo ai ricercatori problemi complessi, la cui soluzione necessita del contributo di diverse tradizioni scientifiche. Un esempio, in tal senso è il programma Horizon 2020: l’asse societal challenges si propone di favorire l’avanzamento delle conoscenze in campi cruciali per il benessere della collettività, attraverso il finanziamento di progetti fortemente orientati in senso multidisciplinare.
  • La diffusione delle tecnologie informatiche riduce il costo della raccolta dati, un esempio sono gli strumenti di web-survey o la possibilità di realizzare interviste mediante sistemi di VoIP. L’uso di interfacce informatiche per la raccolta dati, nonostante necessiti di alcune attenzioni, rappresenta una risorsa che spinge a creare disegni di ricerca e valutazione più complessi, all’interno dei quali la combinazione di diversi strumenti, qualitativi e quantitativi, è poco costosa. Il ruolo di internet nella vita delle persone è, inoltre, sempre più importante. L’analisi dei comportamenti sul web è un’altra frontiera di ricerca all’interno della quale la combinazione metodologica è fondamentale: si pensi, ad esempio, alle potenzialità dell’integrazione tra analisi dei big data e le pratiche di digital ethnography.
  • Sotto l’influsso di tendenze sociali e tecnologiche, la ricerca e la valutazione hanno cominciato ad usare con sempre maggiore frequenza i metodi misti, mescolando procedure, comparando dati e interpretazioni. Sotto il profilo metodologico, la combinazione di metodi e strumenti dipende da alcune scelte preliminari che influiscono sulla configurazione del disegno d’indagine.

Un esempio di combinazione vincente tra R&S& e innovazione sociale è il caso delle SIAVS. Introdotte nel 2012, con il Decreto legge 179/2012, le Start up innovative a vocazione sociale si inseriscono come fattispecie del tutto peculiare nell’ambito della più generale disciplina delle start up innovative (disciplinate dallo stesso Decreto legge). In particolare possono qualificarsi come tali tutte quelle società che operano nell’ambito della produzione e scambio di beni e servizi qualificati come “di utilità sociale” dall’articolo 2 del Decreto legislativo 155/2006. Tanto per fate un esempio, stiamo parlando di assistenza sociale, assistenza sanitaria, educazione, istruzione e formazione e così via. Naturalmente, stiamo parlando di imprese non solo a vocazione sociale ma anche innovative e, dunque, per unire entrambe queste qualifiche, la produzione di beni e servizi aventi utilità sociale, deve avere anche un carattere di innovatività.

Così come le start up innovative, anche la particolare categoria di quelle a vocazione sociale devono necessariamente autocertificare, con cadenza periodica, il possesso dei requisiti per poter continuare ad essere iscritte nella particolare sezione del Registro delle imprese, ad esse riservata. Inoltre, le SIAVS sono tenute a depositare, sempre con cadenza periodica annuale, il documento di impatto sociale, pena la perdita dei requisiti e, conseguentemente, del diritto ad essere iscritte nella sezione speciale.

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