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Home / Startup  / Sono uno Startupper: fenomeno mediatico o rinnovata definizione di “imprenditore” nell’era digitale?

Che cosa significa fare una startup? Facciamo un po’ di chiarezza su questo termine che rischia di diventare inflazionato ancor prima di essere compreso

Per Startup si intende, nell’accezione più comune, la fase di avvio di un’iniziativa d’impresa, quindi l’insieme di quelle attività e operazioni necessarie per avviare un business. Niente di particolarmente innovativo: il termine è sempre esistito nel gergo imprenditoriale, abbiamo solo assistito al passaggio da “sto avviando un’impresa” a “sto creando una startup”. Ma quanto dura l’avvio d’impresa? E quali sono le sue caratteristiche?

Secondo la corrente maggioritaria, un’impresa orbita nella fase iniziale – definita appunto fase di startup – per circa 24 mesi. Volendo essere più precisi la fase di startup definisce tecnicamente quello stadio di sviluppo all’interno dell’early stage immediatamente successivo alla fase di seed e prima della fase di expansion, stadio in cui l’impresa comincia a rivolgersi al mercato e quindi a generare fatturato con la vendita del prodotto/servizio.

In realtà “creare una startup” è qualcosa che si avvicina a una filosofia, a uno status, a uno stile di vita di matrice angloamericana: probabilmente perché la prima vera startup creata è stata proprio l’”America” che è riuscita a sviluppare nelle persone una mentalità intraprendente, creativa e mai arrendevole. Le tre caratteristiche che maggiormente connotano lo startupper.

Le startup in Italia, come nel Vecchio Continente, sono sempre esistite, ma il mito della Silicon Valley è penetrato intensamente nel nostro tessuto imprenditoriale. L’obiettivo è quello di cambiare, innovare, creare una nuova generazione di imprenditori che siano protagonisti del cambiamento. Molti accostano il termine startup a una moda passeggera ma in realtà è un fenomeno che sta progressivamente entrando nella quotidianità di tutti noi, al punto tale da costituire uno dei temi fondanti dell’Agenda Digitale del nostro Paese.

Un fenomeno accompagnato dalla creazione di un ecosistema, forse ancora giovane per definirsi completo, ma intraprendente e pieno di buoni propositi. L’ecosistema di startup italiano, non ancora paragonabile a quello statunitense o israeliano per caratteristiche e volumi, si sta infatti gradualmente estendendo: incubatori, acceleratori, investitori, media, governo e altri attori stanno contribuendo alla nascita di startup made in Italy che ambiscono a diventare realtà innovative oltre i confini nazionali.

Tutto ciò non solo grazie alle nuove generazioni – cosiddetti nativi digitali – che stanno diffondendo un nuovo modo di vedere le cose ma anche alle generazioni più anziane che provano il desiderio di ripartire, di (ri)mettersi in gioco, di credere in qualcosa di ambizioso: tutti valori di una popolazione che vuole affrontare un periodo di crisi. Forse perché il lavoro non c’è, allora bisogna inventarselo! La crisi sta dimostrando in Italia che può realmente essere l’occasione per innovare, partendo dalla figura e l’essenza dell’imprenditore, tanto vicino a quello descritto nel codice civile all’art. 2082 e accostato al concetto di fare impresa familiare secondo un’impostazione tayloristica, quanto lontano dal mondo in cui viviamo. Forse allora definirsi startupper non è solo un modo cool di chiamarsi!

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